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lunedì 23 giugno 2025
Considerazioni domenicali in compagnia di Leopardi.
Orchestre ieri e oggi
Rispetto a quand'ero studente, oggi le orchestre sono, sotto il profilo tecnico, a un livello straordinario. L’evoluzione dell'insegnamento strumentale, l’accesso illimitato al repertorio grazie alla discografia e alla rete, l’omogeneizzazione degli standard esecutivi a livello internazionale hanno portato a un’eccellenza diffusa. Le orchestre leggono tutto, suonano tutto, e lo fanno con una rapidità e una precisione un tempo impensabili.
Pensieri sull’inutilità di molti allestimenti lirici contemporanei.
lunedì 24 marzo 2025
RESPIRATE!
La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere
(Plutarco)
Il percorso di apprendimento della musica e di uno strumento è molto più che l'acquisizione di abilità tecniche o la fedele riproduzione di spartiti. È, nella sua essenza, un microcosmo dello sviluppo umano, un percorso lungo il quale le facoltà del pensiero, della percezione e della volontà sono man mano raffinate e armonizzate. Comprendere lo studio come un processo di profonda coltivazione umana significa risvegliare lo scopo sacro della musica stessa: non come intrattenimento, non come sfida sociale, ma come ponte tra ciò che è terreno e ciò che è senza tempo.
Nei primi anni di vita, gli esseri umani imparano prima attraverso l'imitazione, poi attraverso il rispetto e la fiducia nella guida, e solo in seguito attraverso lo sviluppo di un giudizio indipendente. Allo stesso modo, un giovane musicista inizia imitando il suono, il gesto e il carattere. Man mano che lo sviluppo progredisce, il musicista cerca la direzione di un'autorità di fiducia, che sia un insegnante, una tradizione o la voce del compositore stesso. Giunto alla maturità, avrà la responsabilità dell’interpretazione, momento specialissimo dove le decisioni non nascono più dall'ego ma dalla convinzione interiore allineata con la verità della musica.
Questo ritmo triplice (imitazione, riverenza, autonomia) rispecchia l'arco di ogni effettiva crescita artistica e personale. Gli strati più profondi di comprensione e sfumatura saranno perduti se un musicista interromperà questa evoluzione naturale insistendo prematuramente sull’espressione autonoma. Una frase non è veramente "posseduta" a meno che non abbia attraversato queste fasi di assorbimento, trasformazione e sintesi.
L'atto di suonare o dirigere l’orchestra coinvolge l'intero essere umano. Pensiero, sentimento e volontà non sono categorie astratte: si manifestano vividamente in ogni momento di impegno musicale. Il pensiero vive nella struttura: forma, fraseggio, modulazione, contrappunto. Il sentimento respira nel tono, nell'equilibrio, nel contrasto dinamico e nel silenzio. La volontà appare nel gesto, nell'attacco, nella coordinazione fisica e nel ritmo. La vera arte risiede nella loro integrazione. L'eccessiva enfasi sul pensiero crea esecuzioni cerebrali, senza vita e di sovente sconnesse. L'emotività eccessiva, staccata dalla struttura, porta al sentimentalismo. La volontà grezza, non plasmata dal pensiero e non animata dal sentimento, si esprime in un'esibizione meccanica. Solo la loro armonia apre la porta alla viva interpretazione.
Il mondo attuale tende a sopravvalutare la cognizione a spese delle altre due forze. L'analisi tecnica è elogiata, le competizioni premiano l'accuratezza e la chiarezza e ai giovani è spesso insegnato a pensare più che a percepire e sviluppare emozioni corrette. Tuttavia, nell'atto vivente della musica, il pensiero è l'elemento più fragile, perché non agisce da solo. Deve essere infuso di sentimento per radicarsi ed espresso attraverso la volontà per prendere forma. Per questo motivo è importante e necessario, direi vitale, esercitarsi non solo sulle note scritte in partitura, ma anche sulla coltivazione dell'immaginazione e sulla liberazione della volontà.
L'immaginazione non è fantasia. È la facoltà attraverso cui l'artista percepisce la possibilità. Inizia con il potere di immaginare interiormente come potrebbe suonare la musica prima di essere suonata. L'immaginazione è la fonte invisibile del suono, dell’intensità, dell’umore e dell’atmosfera. Attinge a realtà future, non solo ad esperienze passate. Esercitare l'immaginazione significa sedersi di fronte alla partitura come esecutori di istruzioni e scultori di suoni viventi. Non ci si deve chiedere: "Come suonerei correttamente questa nota?", ma piuttosto: "Quale suono desidererei ardentemente far nascere qui?"
La volontà, nella sua forma pura, è silenziosa e duratura. Non è testardaggine o spinta di energia, ma la determinazione invisibile che torna al banco, sempre più, per ascoltare, affinare e costruire. Ogni gesto autentico nel suonare o dirigere l’orchestra è un atto morale, un'incarnazione della chiarezza interiore. Se un gesto nasce dalla fretta o da uno sforzo disconnesso, il suo carattere mancherà di integrità, ma porterà verità soltanto se nato dalla volontà, quindi guidato dall'ascolto interiore e plasmato dalla chiarezza dell'immaginazione.
La pratica e l’esibizione continua, non è una ripetizione fine a se stessa. Non è l'accumulo di ore, ma l'allineamento consapevole del nostro corpo, della nostra anima e del nostro spirito per potere ottenere una visione sana. Ogni momento è un'opportunità per sintonizzare se stessi e per ricalibrare l’equilibrio, il ritmo e la quiete interiore. Ciò significa non solo evitare errori, ma coltivare il giusto stato profondo. Si può eseguire una singola frase musicale cento volte, ma non si otterrà nulla di significativo se lo spirito sarà assente. Se si studia con riverenza e concentrazione anche una volta, si mette in moto qualcosa che continuerà a lavorare interiormente oltre il momento e resterà negli anni a venire.
La respirazione è fondamentale. Nel corpo umano, il respiro è il ponte tra il sistema nervoso e il sangue, il ponte tra la coscienza e la volontà, tra la riflessione e l'azione. Anche la musica è fatta di respiro. Fraseggio, tempismo, articolazione e ritmo sono tutte espressioni del respiro interiore ed espiratorio. Se si trattiene il respiro, la musica diventa rigida. Se si ignora il respiro, la vita della frase crolla. Respirare musicalmente significa collegare la pulsazione del brano con quella personale e oltre a ciò, con il grande ritmo della vita stessa.
Inoltre, il riposo e il sonno regolare svolgono un ruolo nascosto ma vitale nel processo artistico. Quando il corpo dorme, la mente cosciente abbandona la sua presa e iniziano processi più profondi. La comprensione musicale spesso nasce non durante la pratica ma nel silenzio, durante il sonno, i sogni, le passeggiate e i momenti di quiete. Proprio come un bambino deve crescere attraverso l'istruzione, il riposo e l'integrazione, l'intuizione musicale deve essere lasciata emergere piuttosto che forzata.
Il compito dell'artista non è impressionare o dominare, ma servire. Questo servizio non è servitù, ma devozione. Quando serve la musica, il musicista diventa più umano e più sveglio. L'ego non si dissolve nella passività, ma nella riverenza attiva. Non ci si "esprime", ma si permette alla musica di passare attraverso se stessi, purificata e chiarita. Questa non è umiltà come debolezza, ma come forza: la forza di ascoltare, aspettare e agire con precisione e libertà interiore.
In definitiva, l'arte musicale non è separata dall'arte di vivere. Le stesse forze ci plasmano: gli stessi ritmi che guidano il fraseggio guidano le nostre relazioni. Lo stesso respiro che anima un passaggio anima il cuore. Un musicista che suona davvero è un essere umano che si forma di nuovo ogni giorno. Questa è l'essenza dello studio della musica: non la padronanza di uno strumento o, nel caso del direttore d’orchestra di una gestualità raffinata, ma la perfezione e l’equilibrio del mondo interiore. Tutto, allora, vivrà.
domenica 26 gennaio 2025
Direzione d'Orchestra Artificiale
Siamo ormai tutti consapevoli che la caratteristica dell'intelligenza artificiale è quella di non possedere pensieri analogici nel senso umano del termine. Il modo di elaborare le informazioni si basa su modelli matematici e reti neurali che permettono di comprendere e generare risposte, ma che ovviamente non funzionano allo stesso modo del pensiero analogico umano.
martedì 5 novembre 2024
L' ebbrezza dell'inutile
venerdì 18 agosto 2023
Musica ed empatia
Molti musicisti tecnicamente abili con lo strumento, la voce o la bacchetta, nel momento in cui salgono sul palco e si trovano ad interagire con altri musicisti e col pubblico mostrano improvvisamente i limiti della loro arte. Diciamo che subito si dimostrano "bravi ma antipatici". Qualcosa di importante non accade, perché l'essere umano non riesce a trasmettere quel "quid" indispensabile per relazionarsi con chi ha di fronte. Diciamo che li si può genericamente definire "poco empatici", per via della mancanza di compassione nel senso più prossimo all’etimologia, che significa "patire insieme".
venerdì 4 agosto 2023
Le audizioni, ovvero come imparare presto a vivere senza la musica, ma trovando un impiego grazie alla musica.
Qualsiasi giovane strumentista che abbia avuto occasione di affrontare un'audizione o un concorso in un'orchestra, oltre ad essersi trovato nella situazione stressante di uno studio che per settimane, se non mesi va ben oltre l'impegno richiesto, al momento dell'esecuzione di fronte alla commissione o addirittura all'orchestra intera, pur sapendo di avere dato il massimo si ritrova di sovente non idoneo. Di certo ciò non accade per incapacità del singolo giovane musicista, bensì a causa dei parametri che da tempo sono utilizzati per definire le capacità tecniche e poi musicali. Per cui, ad un giovane violinista che fa l'audizione per violino di fila in un'orchestra da camera dove solitamente il repertorio non va oltre Mendelssohn, sono richiesti passi dal Don Juan di Strauss o dal Romeo e Giulietta di Prokofiev. Oppure capita che per il posto di corno sia richiesto il Terzo movimento della Pastorale di Beethoven eseguito a folle velocità ma palesemente anti-musicale, condito pure dal solo della Settima di Bruckner. Poi accade (e non è raro) che grazie al superamento di virtuosismi inutili, il candidato si ritrovi assunto e al primo appuntamento con una sinfonia di Brahms non sappia dove mettere le mani, per il fatto che in vita sua non ha frequentato profondamente quel repertorio ascoltandolo, approfondendolo sentimentalmente e creandosi un'estetica personale e particolare che con la tecnica strumentale non ha nulla a che fare.
C'è un passo nella Terza Sinfonia di Brahms che richiede un rallentando non scritto, ma che fa parte del DNA di quella musica. Ci sono attese, respiri e intenzioni sottintese che a 25 o 30 anni non puoi non conoscere. Se non conosci ciò, significa che non sei mai stato innamorato della Musica ma soltanto della tua soddisfazione muscolare. Poi accade che si innesti una spirale di errori interpretativi che passano dal direttore allo strumentista, al pubblico e così via, sottraendo alla Musica quella parte che le è propria e immutabile, a prescindere dalla sua più o meno corretta esecuzione tecnica. Poi il tempo passa e, a scapito della Musica, qualcosa si impara.
Ricordo che qualche decennio fa Gianandrea Gavazzeni, in una pausa durante le prove di Bohème alla Scala, mi disse: "Eh, vede caro Serembe! Qui è pieno di giovani che suonano benissimo, hanno un'ottima tecnica, ma NON CONOSCONO BOHÈME, non la conoscono!"
Alla fine, in questi vent'anni di internet che ha orribilmente rimbecillito l'umanità, la mancanza di frequentazione profonda e di dedizione del tempo richiesto per l'ascolto esteriore ed interiore, ci ha regalato soltanto orchestre che suonano tutte allo stesso modo, magari in modo impeccabile, ma noiose, molto aggressive nel modo di suonare e soggette a ritmi che richiedono ai musicisti gli antidepressivi o i calmanti, sempre presenti nella valigetta del Medico accompagnatore durante le tournée. Calo un velo pietoso sulle orchestre come i Berliner che suonano con un microfono posto di fronte ad ogni esecutore. Affermare che sia ridicolo è insufficiente, ma non trovo altra espressione aulica adatta a chi legge.
sabato 3 settembre 2022
giovedì 16 giugno 2022
La bellezza ci insegna
domenica 9 maggio 2021
La perfezione dell’imperfezione
sabato 27 marzo 2021
I giovani artisti in un mondo sempre più vecchio.
Credo che non esista cosa peggiore del non accettare sé stessi, non individuare il proprio carattere e i veri bisogni, le mutazioni interiori che ci accompagnano sin da quando abbiamo l'età della ragione e che aiutano a comprendere il significato più profondo, lungo il faticoso percorso che attende ognuno di noi.C'è un momento nella vita del giovane artista adulto, nella quale il legittimo desiderio di affermazione, se non sorretto da un forte e coinvolgente slancio emotivo e generosità verso il mondo esterno, si tramuta in una sorta di avidità accompagnata da un brutto sentimento, quello dell'invidia, che fa apparire tutto deformato e inevitabilmente poi accieca, facendo perdere la percezione di sé e degli altri.
In genere, colpisce quegli individui apparentemente gioviali, simpatici e spesso intelligenti, ma che si dimostrano superficiali pur essendo in possesso di una formazione ben definita, apparentemente solida. Di sovente sono individui privi di empatia, che non avendo saputo accettare la propria natura, assecondarla e svilupparla, rimangono prigionieri di simpatie esterne dalle quali poi dipendono per la realizzazione personale, in quanto bisognosi di un continuo supporto alla propria vitale affermazione. È il momento in cui non si accorgono dell'esistenza contemporanea di tantissime persone che, nelle medesime condizioni e per i medesimi motivi, sono all'inseguimento di modelli poco appropriati, già percorsi e sfruttati in un brevissimo lasso di tempo, quello del web, che tutto consuma e brucia all'istante. Anziché cercare le novità in sé stessi, questi uomini le inseguono altrove, vagando affannosamente in frequentazioni alla moda, cercando supporti economicamente impegnativi difficilmente onorabili, ed essendo alla fine perennemente schiavi e debitori di qualcuno.
Il fraintendimento è alle porte. In un mondo che vive sul click e sul like di pochi secondi, senza inizio e senza fine, senza storia e senza memoria, si pretende di rimanere impressi e scolpiti nel marmo, ma ci si ritrova soltanto effigiati in una scultura di sabbia, presto distrutta dalle onde del mare. Allora è un continuo adeguarsi, un affanno per una spasmodica attività di confezionamento della propria immagine, a somiglianza di gusti già consumati, cliché imposti e di breve durata, senza peso, senza profondità e senz’anima. L’anima, ovvero l’unica identità personale che conta e che ci accompagna dalla nascita alla morte, con tutte le scelte e le azioni da essa dettate.
domenica 27 dicembre 2020
Le Arti dello spettacolo e la pandemia del 2020








