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mercoledì 26 ottobre 2016

The conductor today, enlightened despot without a kingdom.



Almost all musicians, at all levels and throughout life, can turn their instrument into a kind of alter ego of their personality and musical sensibility. Over time the sound of the instrument turns into the perfect ambassador of the musician's thought, absorbing the human experience, emotions, technical development, and other features related to the performer. Over time the musician, always keeping his instrument with him and having the opportunity to refine himself, succeeds in becoming a unique and solid indissoluble entity. It was time ago and it is so today.

Unfortunately, these opportunities today are not granted to the conductor, for the simple reason that he rarely has his own instrument available with which to grow and develop his personal idea of sound, phrasing, and spirituality. No orchestra likes to become the projection of the personality of a conductor, because this requires a constant, daily presence which implies sharing of thought, subjugation and, above all, a constant effort, commitment and concentration. Even the lucky ones, the “principal” conductors, are victims of a vicious cycle that forces them to tour, performing with orchestras alien to their sensibilities and a tour de force not very worthy of such men. The constant turnover of musicians, perennially free-lance even in the most renowned orchestras, prevents the consolidation of an orchestra and conductor sound print of their own. Perhaps, not many are aware that today the greatest orchestras in the world do not rehearse anymore. Do you have a concert lasting three hours? If you're lucky, you get an hour of rehearsal, the dress rehearsal, and immediately after, the concert. What is left for a conductor in search of "something" that is not the cachet, the momentary glory and the social success? Nothing, apart from the taxi waiting for you to take you to the airport to repeat the same sad and inglorious performance the day afterwards. The London Symphony are already in excited trepidation because Sir Simon Rattle, their future permanent conductor from 2018, has already said he wants to return to have three days of rehearsals for each concert. It is practically an attack to the status quo, to the world and castes of the "disposable", to the money machine and a slap to the mediocrity of high levels.

Nowadays the conductor, if he is a conscious musician of the real reasons of music, must make do with standard results, maybe of good technical level, but ephemeral and fleeting. His continued presence is no longer welcome to orchestras and he, the victim of historical circumstances, finds himself the last "undemocratic" figure in a "democratic" world to which he, like it or not, is subjected to. But this also concerns those instrumentalists, real sensitive musicians, who would expect moments of spiritual elevation and instead find themselves in a luxurious worker’s function. An exceptional musician, called as a free-lance addition to the Royal Philharmonic, told me about a rehearsal of Mahler's Second Symphony with a famous but now tired and world-weary conductor. When at the end of a rehearsal, having performed it in bits and pieces, he asked his companion next to him when they would do a full rehearsal, his reply was: "Ah, but we have already played it a hundred times, and we know it!" And so it was: a concert without real rehearsals.

Mahler thanks for the polite attention and Music mourns for the humiliation undergone.

lunedì 17 ottobre 2016

Il direttore d'orchestra oggi, despota illuminato senza regno.


Quasi tutti gli strumentisti, a tutti i livelli e per tutta la vita, possono trasformare il proprio strumento in una sorta di alter ego della propria personalità e sensibilità musicale. Col tempo, il suono dello strumento si trasforma in ambasciatore del pensiero ideale del musicista, ne assorbe l'esperienza umana, le emozioni, lo sviluppo tecnico ed altre caratteristiche legate all'esecutore. Avendo sempre il proprio strumento con sé e avendo la possibilità di affinarsi, col tempo riuscirà a divenire un'unica e solida entità indissolubile. Era così un tempo ed è così oggi.
Purtroppo, queste opportunità non sono più concesse al direttore d'orchestra, per il semplice motivo che rarissimamente ha a disposizione un proprio strumento, col quale crescere e sviluppare la personale idea di suono, fraseggio e spiritualità. Nessuna orchestra desidera diventare proiezione della personalità del direttore d'orchestra, perché ciò richiederebbe una presenza costante, giornaliera, che implica condivisione di pensiero, assoggettamento e, soprattutto, una costante fatica, impegno e concentrazione. Anche i più fortunati direttori "stabili" sono vittime di un circolo vizioso che li obbliga a tournée, esibizioni con orchestre estranee alla propria sensibilità e tour de force poco degni per un uomo. Il continuo turnover di musicisti, perennemente free-lance anche nelle più blasonate orchestre, impedisce il consolidamento di un impronta sonora propria, dell'orchestra e del direttore. Forse, non molti sono al corrente che oggi le più grandi orchestre del mondo non provano più. Hai un concerto della durata di tre ore? Se ti va bene, un'ora di prova, la generale e subito dopo il concerto. A a te, direttore in cerca di "qualcosa" che non sia il cachet, la gloria momentanea e l'affermazione sociale, cosa resta? Nulla, a parte il taxi che ti attende per portarti all'aeroporto e replicare il giorno dopo la triste e ingloriosa performance. Alla London Symphony sono già in fibrillazione, perché Sir Simon Rattle, futuro loro direttore stabile dal 2018, ha già detto che per un concerto vuol tornare ad avere tre giorni di prova. Praticamente, un attentato allo status quo, al mondo dell'usa e getta, alla macchina per far soldi e uno schiaffo alla mediocrità di alto livello. 

Ormai, il direttore d'orchestra, sempre che sia un musicista consapevole delle ragioni della musica, deve accontentarsi di risultati standard, magari di buon livello tecnico, ma effimeri, momentanei. La sua presenza continuativa non è più gradita alle orchestre e lui, vittima delle circostanze storiche, si ritrova ultima figura "non democratica" in un mondo "democratico" al quale è, volente o nolente, assoggettato. Ma ciò riguarda anche quegli strumentisti, veri musicisti sensibili, che si attenderebbero momenti di elevazione spirituale e che invece si ritrovano in una funzione di lussuosa manovalanza. Un eccezionale musicista, chiamato come aggiunto alla Royal Philharmonic, mi ha raccontato di una prova della Seconda Sinfonia di Mahler, con un celebre ma ormai stanco e assuefatto direttore d'orchestra. Quando al termine di una prova, fatta a spizzichi e bocconi, chiese al compagno vicino quando l'avrebbero provata per intero, si sentì rispondere: "Ah, ma noi l'abbiamo già suonata cento volte, la conosciamo!". E così fu: concerto senza prove.
Mahler ringrazia per la "cortese" attenzione e la Musica piange per l'umiliazione subita.