La mia esperienza di vita, umana e musicale, mi ha insegnato molto sulle persone: sugli animi, sulle ambizioni, sulle aspirazioni più nobili e su quelle meno autentiche. Mi ha insegnato a riconoscere i caratteri e le personalità, queste ultime spesso non altro che maschere dietro le quali si celano fragilità, desideri e aspettative.
Probabilmente, se non avessi maturato questa capacità di comprensione, non avrei continuato con tanta passione la mia attività di insegnamento della direzione d'orchestra. Nel corso degli anni ho scoperto che il mio ruolo non consiste soltanto nel trasmettere conoscenze tecniche o interpretative, ma soprattutto nel comprendere le persone, nell'aiutarle quando è possibile e, ancor più, nel non alimentare illusioni.
Non è raro incontrare giovani che dichiarano di voler emergere, distinguersi e raggiungere risultati importanti. Tuttavia, dietro questo apparente desiderio di affermazione, spesso si nasconde qualcos'altro: il bisogno di appartenenza, la ricerca di un riconoscimento sociale, il desiderio di intraprendere un percorso che appare prestigioso e affascinante, immaginandolo però come una strada semplice e già tracciata. Molti finiscono così per aderire a modelli vecchi, convenzionali, profondamente estranei alla propria natura.
È uno dei compiti più difficili per un insegnante: far comprendere, talvolta con fermezza, che la direzione d'orchestra non è né una questione di apparenza né soltanto di competenza tecnica. È qualcosa di molto più raro e profondo. Richiede intuito, intelligenza, capacità di comprensione, sensibilità umana e, soprattutto, un autentico amore per la musica e per l'arte. Qualità che non si apprendono semplicemente attraverso lo studio, ma che devono essere coltivate e affinate nel tempo.
Il mio impegno di docente è talvolta ricompensato dalla gioia di vedere nascere una vera personalità artistica; altre volte, invece, lascia spazio alla delusione. Mi è accaduto di credere in giovani che apparivano autonomi, forti d'animo e desiderosi di diventare qualcosa di unico, salvo poi scoprire che inseguivano soltanto modelli esterni o aspettative altrui.
Eppure continuo a credere che il compito dell'insegnante sia anche questo: aiutare ciascuno a riconoscere la propria autentica natura. Perché l'arte non ha bisogno di copie né di imitazioni. Ha bisogno di individui consapevoli della propria unicità. E noi, in fondo, siamo tutti unici; il vero percorso consiste nell'avere il coraggio di scoprirlo e di rimanervi fedeli.
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