I DIRETTORI D'ORCHESTRA
Se dovessi in poche parole descrivere le esperienze da me fatte sentendo dirigere la mia stessa musica (e credo che nessuno possa giudicare bastonate e carezze meglio di chi ne abbia ricevute), dovrei dire che i direttori d'orchestra cattivi mi si dimostrarono di due specie:
1) IL NOIOSO. È quel tale direttore d'orchestra per il quale tanto il forte che il piano diventano mezzoforte, l'adagio andante, e il presto appena un allegro. Il suo ideale è, che tutto sia possibilmente eguale e di mezza tacca. Paura dei contrasti, del deciso in genere. Faccia senza espressione, discorso senza inventiva. Ad un tale, che durante una prova nel teatro in ombra mi portava alla disperazione col suo modo di dirigere, misi amichevolmente una mano sulla spalla, e gli diedi il tempo con la pressione di un dito: nessuno se ne accorgeva meno lui: l'apparenza era salva. Così si andava abbastanza bene. Levato il dito, tornò la noia. Era uno di quei direttori che fin dal principio dicono: Maestro, mi dica tutto senza complimenti, perché io sappia intere le sue intenzioni. (Quali intenzioni all'infuori di quelle notate già nella partitura?) Gli si dice tutto, ed egli ti fa una musica tutta uniforme come una pianura infinita. Sono gli entusiasti della noia.
2) I GENIALI. Questi peccano nel senso contrario. Esagerano tutto. L'adagio diventa un largo, l'allegro un prestissimo. Il forte non è mai forte abbastanza, il pianissimo non si sente più. Non sentono il pezzo nella sua totalità e te lo frangono in tanti pazzi pezzetti. Sono esseri che vanno a scatti; il capriccio è la loro legge, e ci tengono. Anche questi ti dicono: mi dica tutto quello che sente di dovermi dire; e poi guai se fiati: sono capaci di gettar via la bacchetta. La tua musica non la riconosci più: sembra ubriaca. Questo tipo è più raro del precedente, ma non è meno pericoloso.
3) Sui direttori d'orchestra BUONI c'è poco da dire. Questi ti fanno sentire la musica come l'hai pensata: pare impossibile che ciò sia così raro e eccezionale! Non è che non siano diversi tra loro. Uno prende i tempi più vivacemente di un altro: ma si somigliano tutti in questo: che le proporzioni dei tempi tra di loro sono le stesse. Così un viso, visto da lontano e da vicino, resta sempre lo stesso viso perché le proporzioni non mutano; mentre i cattivi direttori ti sformano la musica come quegli specchi curvi che si vedono nelle fiere e fanno tanto ridere la gente che vi si specchia dentro.
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