La società del punto e a capo è una società dell’irreversibilità. È il luogo in cui ogni frase termina con un segno definitivo, non con una virgola, perché non esistono parentesi e non esistono bozze, né ripensamenti. Ogni parola pronunciata resta ed ogni scelta compiuta si incide nella pietra del tempo. È una società che vive come se fosse un romanzo scritto di getto, senza possibilità di revisione, dove la trama sembra già stabilita prima ancora che i personaggi possano comprenderla.
In un mondo così strutturato, la libertà assume un significato ambiguo. Da un lato, ogni individuo è chiamato a una responsabilità radicale: non può permettersi leggerezze, perché non esiste il tasto “annulla”. Ogni gesto pesa ed ogni decisione ha conseguenze definitive. Questo potrebbe generare una maggiore consapevolezza ed un’attenzione più acuta alla parola data, alla promessa fatta ed al legame costruito, ma se nulla può essere cancellato, allora tutto deve essere scelto con cura.
Dall’altro lato, però, una società senza ripensamenti rischia di soffocare l’umanità stessa. L’essere umano cresce attraverso l’errore. Cambia idea, corregge la rotta, si pente e rielabora. La cancellatura momentanea non è debolezza, ma è apprendimento e il ripensamento non è incoerenza, ma è maturazione. Eliminare la possibilità di rivedere le proprie scelte significa cristallizzare l’identità in un istante, negando la trasformazione.
Music Division, The New York Public Library for the Performing Arts, Dorothy and Lewis B. Cullman Center
Un'opera artistica composta di getto possiede una forza particolare: autenticità, energia, coerenza istintiva. Ma è anche esposta all’eccesso, alla rigidità e all’assenza di profondità che nasce dalla revisione. La letteratura, l'arte figurativa e la musica come la vita, trovano spesso la verità nel rimodellare. Non per tradire l’idea iniziale, ma per raffinarla. Il soggetto può essere già ideato, ma il modo in cui lo si rimodella determina il senso dell’opera.
La società del punto e a capo è dunque una metafora della tensione tra destino e libertà. Se la trama è già stabilita, resta comunque la responsabilità dell’interpretazione. Anche in un copione teatrale prefissato, il tono della voce, lo sguardo, la scelta di un silenzio cambiano tutto. L’assenza di cancellature rende la vita più severa, ma anche più intensa: ogni parola diventa definitiva, ogni relazione irripetibile.
Forse il vero rischio non è vivere senza possibilità di tornare indietro. Il vero rischio è smettere di credere che la crescita passi attraverso il cambiamento. Una società che non ammette ripensamenti finisce per scambiare la coerenza con l’immobilità ed essa, a lungo andare, diventa sterile.
Scrivere di getto può essere un atto di coraggio, ma vivere senza mai rileggersi è un atto di negazione della propria complessità. L’essere umano non è un punto fermo: è una frase in evoluzione. E forse la vera maturità non sta nel cancellare tutto, ma nel saper aggiungere nuove righe senza rinnegare le precedenti.

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