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sabato 21 luglio 2018

Il curriculum. Un'ossessione.



 

"Pianista, docente al conservatorio di Mosca."
Ecco quanto si poteva leggere sui programmi di sala in occasione di un concerto del grande pianista russo Emil Gilels.

Mi è capitato più volte di leggere le biografie di molti musicisti poste in calce ai programmi di sala, molto più lunghe delle righe di presentazione del concerto stesso e che avrebbero richiesto una maggior chiarezza. Questo vezzo di citare tutto, dal concerto di fronte agli zii all'età di cinque anni, al concerto per la festa di Santa Reparata, alla partecipazione per la commemorazione di Garibaldi, fino all'agognato trampolino di lancio che spesso rimane tale, è tipico di un atteggiamento molto provinciale e caratteristica comune di chi è abituato, spesso per educazione ricevuta, ad anteporre l'apparenza alla sostanza. In genere sono i più giovani a cadere nella trappola, un po' per l'inesperienza della giovane età e un po' per ingenua presunzione, ma questa abitudine non è estranea nemmeno a chi da tempo è in carriera e da tempo già molto conosciuto.
Una delle particolarità un po' infelici di molti giovani artisti è quella di seguire ciecamente le consuetudini di comodo. Se hanno studiato con un grande musicista, ma sconosciuto ai più, costui non verrà mai citato nella propria biografia. Saranno però citate tutte le masterclass seguite con Tiziovsky, Caioff e Semproneiev, dove in genere si suona, canta o dirige per pochi minuti e  delle quali in genere rimane ben poco, se non la possibilità di allungare a dismisura il proprio curriculum. Col passare degli anni, tutto ciò che è riferito alla propria formazione scomparirà dalla biografia e soltanto chi fra il pubblico avrà avuto la possibilità di seguire il giovane sin dagli esordi potrà conoscere il suo vero background. Per tutti gli altri c'è Wikipedia...


Durante l'intervallo di un comune concerto al quale partecipava come solista, il grande pianista Paolo Bordoni mi raccontò che una volta il suo agente francese gli chiese di scrivere la propria biografia ed egli si premurò di citare per primo il nome di una delle sue  insegnanti. Alla vista di quel nome l'agente gli disse che non era conosciuta e quindi che poteva ometterne il nome. Bordoni, signore umile e generoso, si rifiutò dicendo che a lei doveva tutto e che lui  avrebbe potuto eliminare quasiasi cosa citata ma non il nome della persona alla quale doveva tutto, umanamente e musicalmente.
Insomma, la classe non è acqua.

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