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martedì 20 marzo 2018

Lettera dall'Empireo


Pubblico volentieri queste righe ricevute dal sommo J.S. Bach.

Caro e affezionatissimo collega,

Ieri, io e Karl (Richter) stavamo passeggiando negli immensi giardini del Padrone di casa e, intenti a gustare l’immensità del tempo nelle sue infinite dimensioni, ci domandavamo come mai lì sulla terra esso stava sempre più contraendosi. Mentre discutevamo e davamo un’interpretazione di ciò che è conosciuto soltanto a "Lui", Stephen Hawking ci ha rincorso (qui è subito guarito) urlandoci che tutte le sue congetture erano un po’ imprecise, ma che sulla questione del tempo relativo aveva da dirci qualcosa. Io, che come ben sai ho raramente dato indicazioni circa la velocità di esecuzione delle mie opere, ho subito fatto notare quanto lì da voi, oggi più che mai, sembra che il concetto di tempo abbia sempre più un valore assoluto, anziché relativo. O meglio, sembra che tutto venga misurato in secondi, minuti e ore anziché in stagioni, quinquenni, secoli. Intendo dire che una volta certi grandi della terra, pur vivendo la metà di quanto vivete voi, avevano ambizioni a lunghissimo termine e non si preoccupavano minimamente del quotidiano, se non per assicurarsi una minima salute per una vita minata da carestie, pestilenze e disastri naturali, tutti all’ordine del giorno. Pensavano molto in avanti, erano molto ambiziosi ed erano forse un po’ megalomani, ma avevano una caratteristica: immaginavano. Stephen ha subito detto che come per Albert, alla base delle sue teorie c’è sempre stata una forte base immaginativa. Caratteristica difficile da comprendere per menti normali che, sempre siano in grado, al massimo possono immaginare come costruire un ponte sospeso a cento metri di altezza e lungo mille chilometri. Per i normali di livello un po’ più elevato, come il sottoscritto, Ludwig, Wolfgang e amici di altri campi artistici o scientifici, è già un miracolo che si sia riusciti ad avere idee avanzate, anche se non sempre felicemente compresi.



Ecco, il punto è la comprensione. Ascoltando da quassù molte vostre esecuzioni di musiche mie e dei miei veneratissimi amici e colleghi, ho l’impressione che la parossistica velocità con la quale vi divertite ad eseguire la musica dei periodi precedenti al vostro, non permetta di gustare appieno il mondo sonoro insito nelle composizioni stesse. A parte il vostro atteggiamento nel voler ricostruire attimi non replicabili vestendo modi a voi impropri che assumono soltanto un carattere enciclopedico, fumoso e un po’ ridicolo, agghindato con abiti troppo larghi e in luoghi lontanissimi dagli originali, ciò che manca è lo spazio-tempo. C’è il tempo, ma manca lo spazio. Non è questione di velocità, è questione di relatività temporale. Su questo, Albert che ne sa qualcosa perché suonava il violino, concorda. Il rapporto fra spazio e tempo è appunto relativo. Ovvero, ciò che proponete in modo così ostentato, non viaggia per forza secondo la velocità della vostra intenzione, ma ad un certo punto si ferma perché trova l’ostacolo di una velocità non più superabile. Il celebre punto critico, per cui la massa sonora diventa infinita e si confonde col tutto. Il risultato è l’inevitabile incomprensione del messaggio. E poi, cosa non da poco, tutte le musiche hanno già insite velocità naturali che le caratterizzano e che ne determinano il colore. Le indicazioni, comprese pure quelle più tarde con le precisazioni metronomiche, sono sempre e comunque molto relative. Wolfgang, che la sa lunga, si è divertito a scrivere indicazioni del tipo “Allegro aperto”, dove molti interpreti insensibili regolarmente sono cascati e tuttora cascano. Insomma, forse è il caso che riportiate tutto ad una questione di intelligibilità, nonché di comprensione e di ampio respiro. Già, il respiro laggiù si è un po’ accorciato, eh? Troppa frenesia, troppe illusioni, troppe speranze vi fanno dimenticare che dovreste dare priorità alla qualità del tempo, anziché alla quantità. Dovreste cercare di comprendere bene la teoria di Albert, perché essa si applica in toto alle umane attività.



Provate a muovervi a piedi anziché in auto o in aereo e vedrete che improvvisamente il vostro tempo si dilaterà e riuscirete a pensare di più e ad agire di conseguenza, altrimenti non si capirebbe perché io ed altri, prigionieri delle vostre medesime ventiquattro ore e con a disposizione cavalli e carrozze, fummo in grado di donare all’umanità tutto quel popò di roba. Certo, oggi lì da voi tutti fanno di tutto e la quantità di scrittori, pittori, suonatori, saltimbanchi e, ahimè, compositori non si conta. Ma quella si chiama, mi spiace per voi, democrazia, un'invenzione per illudervi di essere tutti uguali e tutti in grado di fare qualsiasi cosa. Avete certamente spinto la tecnica molto avanti ed ora essa vi sta superando, diventando padrona dei vostri comportamenti e inibendo le vostre emozioni. Sulla qualità degli attuali prodotti terrestri, qui siamo tutti d’accordo. Dal cibo per l’anima a quello per lo stomaco andate molto male. I vostri sensi si stanno atrofizzando e certi scafati padroni delle vostre anime riescono a farvi trangugiare qualsiasi schifezza, anche musicale. Sfortunatamente, soltanto pochi fra voi hanno la capacità di discernere e quindi scegliere ciò che più è salutare. Si tratti di corpo o di spirito, poco cambia. Avete i sensi compromessi dal rumore, dalla troppa luce (sapete cos’è il vero buio?) e dai cattivi odori, certamente più pericolosi che in altri tempi. Insomma, se non vi date una calmata, rischiate di ritrovarvi fra pochissimo tempo prigionieri di un mondo svilito, dove il bello si confonde col brutto, il lecito con l’illecito, l’opportuno con l’inopportuno e dove tutto diviene sempre più  relativo. L’unica differenza è che questa relatività non conduce in nessun luogo, perché se diviene componente statica del comportamento umano ne impedisce il suo sviluppo armonioso. Per secoli l’umanità ha prodotto cose grandiose e grazie cose terribili come le guerre o i disastri naturali, è riuscita a rinnovarsi. Adesso le guerre le fate per procura e senza ragione alcuna e, qualsiasi sia il risultato finale, nulla di buono o di bello rinasce da esse. Lo so, per molti di voi anche buono e bello sono concetti relativi, ma Pierre B., che sta scontando pene infinite giù nel sottoscala, condannato ad ascoltare all’infinito Pli selon Pli eseguito su strumenti originali nella revisione tonale di Dubois, ha confessato di essere stato creato da Satana in persona, per costringere generazioni intere a rinunciare alle proprie emozioni ed ora giura in continuazione che i suoi seguaci stanno sbagliando. Se potesse, ma il Capo non vuole, tornerebbe sulla terra per scrivere canti gregoriani. Purtroppo deve accontentarsi. Comunque, ciò che preoccupa tutti noi, Ludwig in testa, è la facilità con la quale riuscite a farvi ingannare. Avendo abiurato alle leggi fondamentali che governano il mondo interiore, ora non siete in grado di governare quello esteriore e vi ritrovate in una Babele di  linguaggi, forme, intenzioni più o meno riuscite e incomprensibili. Vedete, nel concetto spazio-tempo ci sono alcune caratteristiche immutabili che hanno valore assoluto, almeno per le nostre piccole menti. Siccome "Lui" non ha mai ceduto il suo mistero a chicchessia, né tantomeno a noi prescelti, per l’eternità esisteranno ancora tutte quelle belle e brutte cose, molte imperscrutabili, che per secoli hanno stupito l’umanità, laggiù sulla Terra, come sicuramente gli abitanti di altri universi sconosciuti a tutti noi. Per cui, tornando al nostro mondo musicale che ci è tanto caro, evitate di indossare orecchie che non avete, perché la restaurazione di antichi modelli è più adatta a un museo, anziché all’udito di un uomo moderno. L’inganno perpetrato da qualche decennio ha molto arricchito i teorici e altrettanto impoverito i suoni degli strumenti e le orecchie degli ascoltatori. Un caro amico, Herbert, che col bel suono ha lavorato una vita, si domanda sempre quale bizzarra follia abbia fomentato la moda del recupero filologico. Ai miei tempi, ma anche ai tempi di Ludwig o di Robert, non sarebbe venuto in mente a nessuno di rispolverare modi esecutivi antichi. Il buon Felix, che mi ha riscoperto, suonava la mia musica con orchestre di cento elementi. Tutti noi eravamo rivolti al futuro, mentre voi vi nutrite del passato senza averlo però digerito, né avendo ora il tempo per digerirlo. Insomma, è sempre una questione di tempo e di spazio. Siate saggi: allargate il primo e riuscirete a vedere più lontano; restringete il secondo e la visuale sarà più a fuoco. Sarà tutto più chiaro e semplice da comprendere, senza ombre e tutto in piena luce. Si sa che senza luce non si vive.

In attesa di averti fra noi il più tardi possibile,
Tuo Johann Sebastian


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